Caltagirone sorge a 611 metri su una cima dei monti Erei che dal centro della sicilia si sviluppano verso sud est, saldandosi proprio qui con gli Iblei.

Furono gli Arabi a chiamarla cosi ” HALAT AL GIARUN”: la collina dei vasi e ad introdurre tecnologie profondamente innovative nella lavorazione dell’argilla.

Proprio l’argilla dei calanchi che circondano la Città e che la connotano da sempre.

L’origine antichissima della Città, che attualmente conta circa 39.000 Abitanti è testimoniata da reperti e documenti numismatici ed artistici che rivelano come una delle numerose Città Sicane o Greco- Sicule.

Testimonianze monumentali della remota presenza umana nella zona, si trovano nrl sito Archeologico di Sant’Ippolito, una collina poco distante dalla Città, posta alle srgenti del fiume Caltagirone.

Lì è possibile visitare i resti di un villaggio Neolitico che continuò interrottamente la sua vita per tutte le età della preistoria, fino all’arrivo dei Greci.

Il villaggio, oggi uno dei siti preistorici più importanti della Sicilia, ha conferito il nome ad una interessante cultura Siciliana dell’età del Rame.

Poco distante da Sant’Ippolito, a Nord, la vasta contrada della Montagna rappresenta uno dei siti piu’ suggestivi del Calatino: si tratta di una zona montuosa caratterizzata da bianche crespe calcaree e da una vegetazione tipicamente mediterranea di lecci, pistacchi ed alloro.

Molti i sepolcri scavati all’interno delle rocce con grande perizia e scarsi mezzi tecnici, a cominciare dalla prima età del Bronzo.

Splendide sono le cosidette tombe a tholos, che imitano con impressionante fedeltà le tipiche tombe micenee.

Di importanza non minore è il grande centro Greco di Monte San Mauro, le cui necropoli hanno restituito splendidi vasi in Ceramica e in Bronzo, nonchè prodotti di Oreficeria e Ceroplastica.

Per gli appassionati del turismo ambientale, infine, c’è il Bosco di Santo Pietro, il più importante relitto di sughereta mista a lecceta della Sicilia Sud-Orientale.

In esso sono presenti circa 600 specie di flora e svariate specie di fauna, in particolare di uccelli.

Reperti più rari attestano la Dominazione Romana, Bizantina e Saracena, dalla quale ultima, la Città fu temporaneamente liberata nel 1030 dai Genovesi.

Per riconoscenza i Caltagironesi avrebbero adottato, nel petto dell’Aquila del loro stemma che tiene tra gli artigli un osso di gigante per significare l’antica origine, quello della grande Repubblica Marinara: lo scudo crociato rosso in campo bianco, sostenuto da due grifoni; dal canto loro i Genovesi innalzarono un tempio al proprio patrono S. Giorgio in cima all’altura orientale della Città.

Tornata sotto il dominio Mussulmano, Caltagirone fù definitivamente liberata dal Gran Conte Ruggero il Normanno all’alba del 25 luglio 1090, giorno in cui la Chiesa Cattolica celebra il Martirio di San Giacomo il Maggiore, al cui intervento soprannaturale il Conte attribui la vittoria per aver invocato la vittoria e l’aiuto.

Per questa ragione Caltagirone prescelse l’Apostolo a proprio Patrono, in sostituzione di San Nicolò di Mira Vescovo di Bari.

Dopo i Normanni, anche Caltagirone subì la dominazione degli Svevi e poi degli Angioini che furono cacciati dall’Isola in seguito ai Vespri Siciliani.

Ad essi la Città partecipò attivamente con il Barone Gualtiero di Caltagirone, la cui azione per l’indipendenza Siciliana continuò accanita contro Pietro D’aragona.

Scoperto ed arrestato con altri Congiurati, fù decapitato il 22 Maggio 1283 nel Piano di San Giuliano, oggi Piazza Umberto I.

Le floride e importanti condizioni di Caltagirone nei secoli seguenti, si rivelarono attraverso le visite illustri, le concessioni e i privilegi ottenuti.

L’infante Giacomo I D’Aragona la visito’ per ben due volte, Federico III vi si recò nel 1299; nel 1458 nel Castello che sorgeva in cima alla collina maggiore , si incoronò Re delle due Sicilie Giovanni Castiglia che per gratitudine per i soccorsi ricevuti nelle varie imprese da lui compiute, tornò a dichiarare Caltagirone Città Demaniale.

Nel 1542 un terremoto sconvolse buona parte della Città, terre e villaggi e non risparmio nell’ANNUS HORRIBILIS del 1693, che con il disastroso terremoto che spazzo via circa 60 fra Città, terre e villaggi e non risparmiò Caltagirone, procurando gravissimi danni alla Città, che ebbe distrutti molti edifici, chiese sontuose e magnifici opere d’Arte di cui si era adornata nei secoli precedenti.

La Città tuttavia mantenne, in occasione della conseguente ricostruzione, l’impianto tardo rinascimentale rappresentato dalla Crux Viarum , costituita verticalmente dalla Scala di Santa Maria del Monte e da via Principe Amedeo di Savoia e orizzontalmente dalle Vie San Bonaventura, Luigi Sturzo e Corso Vittorio Emanuele: nello stesso tempo rappresentazione e simbolo dello Stemma Araldico Cittadino.

L’enfatizzazione del sapiente gioco delle prospettive e degli affacci, ampiamente utilizzato dagli architetti della ricostruzione, diede luogo all’attuale aspetto della Città di Monumentale e suggestiva Scenografia.

                                            ” Mariano Messineo”