Nel 1851 Giovan Battista Filippo Basile verrà incaricato per la formazione di un progetto generale che, portato avanti negli anni, avrebbe costituito uno dei più belli ed estesi giardini pubblici d’Italia. Il “Foglio di delucidazione del progetto” di Basile permette di individuare la composizione formale del giardino diviso in : “Floretta”, “Parterre” e “Giardino inglese”. Giardino del mito, giardino di rifondazione, la Villa pubblica di Caltagirone verrà realizzata nonostante i gravi rivolgimenti che porteranno all’unificazione d’Italia e che la seguiranno. Con qualche sostanziale modifica negli anni ’80 del XIX secolo, allorchè saranno realizzati il “piano delle giardiniere” e la “serra”, e ridisegnata completamente la parte più alta della villa, trasformata in passaggio di carrozze: il “Trottoir”, con l’abbattimento della grande e folta pineta dell’altopiano, “tirando una linea retta di gran stradale”, che avrebbe distrutto i “brevi e stretti passaggi”. Nel 1915 Ernesto Basile, figlio di Giovan Battista, progetterà l’accesso alla villa e all’edificio scolastico. Su suo suggerimento, probabilmente, si costruisce la grandiosa balaustra in terracotta in stile floreale. A rendere esecutivi ed attuare il piano generale disegnato dal Basile provvidero gli architetti calatini Salvatore Marino, Michele Fragapane e l’ingegnere civile Gaetano Aurichiella. Questi realizzarono anche l’ingresso principale con i due piloni sormontati da leoni accovacciati. Lo stesso ingresso, sito lateralmente alla chiesa di S. Francesco di Paola, fu sostituito successivamente da un altro disegnato dall’arch. Saverio Fragapane, probabilmente contemporaneamente alla costruzione del Teatro Politeama-Ingrassia. Dello stesso Fragapane è la cancellata che fa da recinto alla base del Teatrino del Bonaiuto. Alla fine dell’Ottocento venne eseguita la grande zoccolatura in bugne di pietra della Marfisa addossata al Giardino Pubblico, lungo tutta la via Roma. Per la sua posizione collinare e la ricchezza della vegetazione, il Giardino Pubblico di Caltagirone, esteso circa 10 ettari, costituisce un’isola verde di particolare bellezza e vastità, con i caratteristici villi dei “lecci” e delle “sophore”, dei “tigli”, dei “pini” e dei “cipressi” che lo intersecano e ne delimitano le scarpate nelle quali si possono ammirare le essenze di Viburno, Lentisco, Bosso, Ligustro, Pitosforo, Lantana, Acacia, Alberi di Giuda, Frassino, Olmo, Casuarina. Molte infine sono le specie di uccelli grandi e piccoli che nidificano indistrubati tra i rami: oltre ai passeri, le gazze e i colombacci, si possono citare l’allocco, il merlo, il rampichino, il cardellino, la capinera, l’usignolo e la cinciallegra. L’ingegnere civile Gaetano Aurichiella, molto incline a trarre ispirazione dagli stili medievali, aveva progettato e realizzato, nel 1853, un grandioso palco musicale in legno. Nei primi anni ’50 del Novecento fu ricostruito in cemento armato ed in stile moresco su progetto del geometra Salvatore Montalto, fu quindi decorato con piastrelle e motivi decorativi a rilievo di ceramica calatina, disegnati e realizzati da Antonino Ragona. Opere d’arte: •XVII sec. – La Fontana realizzata dal fiorentino Camillo Camilliani, ubicata nella zona sud. •XIX sec- Le quattro stagioni. Quattro figure femminili in terracotta, riprodotte dal ceramista Pino Romano sul modello originario di Giacomo Bongiovanni, poste all’ingresso. •XIX sec.- I Vasi in terracotta istoriati, con scene di vita quotidiana, collocati nei viali, anch’essi riprodotti dagli artigiani ceramisti sul modello originario di Giacomo Bongiovanni. Le opere originarie delle “quattro stagioni” e dei “vasi” si conservano all’interno di Villa Patti. •XIX-XX sec.- La Balconata in terracotta di stile liberty floreale della fabbrica Enrico Vella, delimita il punto più panoramico dell’altopiano prospiciente il piazzale principale della Villa. •XIX sec.- La Fiorera in terracotta, realizzata da Gioacchino Alì, è posta nella zona sud della Villa Comunale


Sorry! The Author has not filled his profile.