BASILICA PARROCCHIALE DI SAN GIACOMO: PORTALE DEL RELIQUIERE DI SAN GIACOMO.

Il primogenito della seconda moglie di Antonello Gagini. Giandomenico, essendosi dedicato in prevalenza a colpire di ornato pietre locali dell’interno della Sicilia, negli ultimi anni della sua vita, per ragioni a noi incognite, fissò la sua dimora a Caltagirone ove ebbe finire i suoi giorni , intorno al 1567. Rimanevano però ancora viventi gli altri due fratelli, Antonino e Giacomo; il primo dei quali, oltre ad essere il figlio che meglio degli altri ereditò dal padre Antonello il genio creativo ed inventivo, specie in ciò che riguarda la scultura ornamentale e l’architettura decorativa è il personaggio che ci interessa nella presente trattazione.

Antonino Gagini che ha condotto fino ai cinquant’anni circa una vita operosa per le continue commissioni che gli pewrvenivano da ogni parte dell’isola, nel marzo dell’anno in corso 1573-74 si trova ancora in palermo ove, da pubblici atti, ci risulta che si affittò in detto anno, per sei mesi una casa attigua a quella del fratello Giacomo. Dopo di ciò, di lui, secondo il noto biografo di Marzo, non si avrebbero piu’ notizie e sarebbe morto di li a poco.

ma chi è allora quell’Antonio Gagini che si firmò nel portale del reliquiere di S. Giacomo a Caltagirone; “MAGISTER ANTONIUS.GAGINI.ME FECIT.XII.IND.1583.” Il di Marzo senza punto considerare a fondo la cosa, risponde subito dicendo che si tratta di un Antonio od Antonuzzo, figlio (ipotetico) di Giandomenico (il primogenito delle seconde nozze di Antonello),residente a Caltagirone. Questa genealogia creata dal di Marzo con supposizioni, spesso del tutte immagginarie, e priva radicalmente di fondamento.

In primo luogo non è ragione sufficiente affermare che un personaggio sia morto sol perchè di lui non si hanno più notizie; poi, per me, senza dubbio, è probabilissimo che Antonino, in quello stesso anno in cui di lui  non si ha più nuova, dovette andar fuori e precisamente a Caltagirone ove da molti anni era andato ad abitare il fratello maggiore il quale,può darsi fosse ancora vivo nel 1574, dato che l’anno di morte asserito precedentemente è una mera supposizione che può essere benissimo respinta.

questa mia affermazione è convaliata sopratutto dalla comparsa a Caltagirone di un Antonuzzo proprio un anno dopo della scomparsa di Antonino da Palermo, cioè nel marzo del 1575. Questo Antonuzzo ci risulta da un documento calatino dell’epoca (1575), come uno dei fondatori della confraternità di S. Agata ( composta di Artisti e Artigiani) e, secondo me, non può essere per varie concordanze convincenti, che lo stesso Antonino figlio di Antonello.

Non ci interessa affatto quell’Antonino cambiato con Antonuzzo, poichè il più delle volte i Calatini al vezzeggiatiivo colla desinenza in “ino”, preferiscono quella in “uzzo”; sarebbe poi troppo strano e casuale il concordare precisamente le due date successive 1574-1575, cioè l’anno della scomparsa da Palermo di Antonino e quello della comparsa di un Antonuzzo (diverso dal primo) a Caltagirone. È ben verosimile invece che Antonino nel 1574, intrapreso il vaggio allora faticoso e lungo, si trovasse un anno dopo a Caltagirone ove abbia posto stabile dimora al pari del Fratello maggiore, e vivesse fino a tarda vecchiezza.

D’altra parte non ci dovrà sembrare ingiustificata la venuta e la dimora di Antonino Gagini a Caltagirone se si pensi che oltre ad avere ivi il fratello, il maestro era assai noto ai Calatini per aver loro venduto in anni precedenti diverse statue di madonne tra cui quella celebratissima del padre “la Madonna della Catena”   presso la Parrocchia di S. Maria di Gesù.

Ora dopo di ciò e invero troppo superficiale pensare ancora un Antonuzzo, (figlio ingiustificato ed ipotetico di Giandomenico), autore del Portale del Reliquiere di S. Giacomo, opera squisita che non ha nulla a che vedere con le altre opere congeneri eseguite in Caltagirone ed attribuite pure ai Gagini. L’equilibrata armonia dei particolari, l’ordine corinzio Romano sapientemente reso in tutte le più tenui sfumature e nei rilievi eleganti e insieme pieni di grazia, ci consigliano a credere questo pregevole lavoro opera di un Gagini troppo vicino al sommo Antonello e questi non puòessere altri che Antonino. In quanta fama e stima dovette essere a Caltagirone Antonino Gagini (inteso localmente quasi per benevolenza fraterna Anntonuzzo Jacino), lo mostrano eloquentemente gli incarichi che gli si davano e sopratutto, le parole del noto storico Calatino del 1600 Pietro Paolo Morretta che a lui mi sembra alludere , quando cita tra gli illustri Calatini un Antonio Jacini (si capisce confonendolo col padre Antonello , vero autore della statua della Madonna della Catena presso la Parrocchia di S. Maria di Gesù).

In questa sua lunga e stabile dimora divenuto ormai Calatino per adozione, Antonino già anziano, dovette rallentare la sua vita operosa di artista. Poche opere in quest’ultimo periodo dela sua attività gli si possono ascrivere: la statua della Madonna, di mediocre fattura , nella Chiesa Cattedrale di S. Giuliano e poi l’ultimo squisito frutto della sua non comune arte: il Portale del Reliquiere di San Giacomo nel 1583. dopo di quest’anno il Maestro sembra che non lavorasse più. Solo si fa menzione di lui nei libri dell’archivio comunale per avereatteso ad opere di fabbrica nel 1586come pure per essere stato nel 1593 incaricato di apprezzare i lavori per la fonte dell’acqua nuova eseguiti dal Camilliani.

Questo e, a mio avviso, lo svolgimento logico dell’ultima fase della vita di Antonino Gagini inteso, ora con quello di Antonuzzo, nella nostra Cittàa cui consegno l’ultimo vro capolavoro della sua arte; il Portale del Reliquiere di S. Giacomo.

                  Nino Ragona Caltagirone