Sede sale espositive: Volta Libertini s.n.

Uffici: via E. Taranto, 14 – tel. 0933 41812 

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 L’ediificio è stato sede dell’Episcopio dal 1818 al 1868. Caltagirone fu elevata a sede vescovile da Pio VII con la bolla “Romanus Pontifex” del 12 settembre 1816. Precedentemente a tale fatto l’edificio non aveva la composizione architettonica attuale ma era composto da parti diverse contraddistinte dalle attuali particelle catastali.



Posseduto in parte da Federico Bubeo, come riportato in atto del Notaro Raffaele Barbadoro del 17 luglio 1613, successivamente fu riunito con il limitrofo palazzo dei Bonanno Rosabia dal Barone di Rosabia. Per questa ragione il palazzo cambiò nome e fu denominato “Palazzo Rosabia”, come si legge in una stampa della città del 1700, realizzata subito dopo il terremoto del 1693, e nella stampa ad opera di Bernardino Dongiovanni del 1774.
 




Nel 1818 Silvio Bonanno, principe di Linguaglossa, Barone di Rosabia e di Gigliotto diede in locazione il palazzo al primo vescovo di Caltagirone S.E. Gaetano Maria Trigona e Parisi. Nel 1868, con atto datato 04.01.1868 del Notaio Ignazio Lo Carmine, l’edificio fu acquistato da Giuseppe Libertini, figlio di Gesualdo, di professione Notaio.

Dieci anni dopo l’architetto Gesualdo Montemagno curò il progetto, e sicuramente l’esecuzione dei lavori per l’unificazione formale e compositiva delle varie parti dell’edificio e dei prospetti esterni in stile Ottocentesco. 

Il palazzo Libertini è stato acquistato dal Comune di Caltagirone il 24 marzo 1980.
 

Già da queste brevi note, si può intuire la significatività del ruolo del Palazzo nella storia della città.
 

Una testimonianza, fra le altre, della consuetudine di associare il Palazzo Libertini al passato della città come sede vescovile è la volta Libertini, ancora oggi comunemente chiamata “a Vota o Viscuvu” ovvero “Volta del Vescovo”.
 

Palazzo Libertini di San Marco, oggi, adibito a Direzione dei Musei Civici Luigi Sturzo con ingresso in via Taranto n.14 e a sale espositive di pregio con ingresso in Volta Libertini.


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