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Palazzo Reburdone, Cortile.

Si staglia a fianco della Scala Maria SS. Del Monte, scalinata che congiunge due quartieri antichi del centro storico e, con i suoi 142 scalini, impreziosite da maioliche, raffiguranti il percorso evolutivo dell’arte ceramica, è una delle principali attrazioni turistiche di tutto il comprensorio.

Purtroppo il recupero funzionale e statico non necessariamente conseguito anche l’obbiettivo di una valorizzazione dei contenitori, sopratutto in termini di opportunità occupazionali a favore dei giovani, anche in ragione del fatto che le risorse pubbliche per sostenere iniziative culturali sono drammaticamente diminuite nell’ultimo decennio.

La storia:

Uno dei più significativi palazzi della città di Caltagirone, un luogo dove storia e tradizione si fondono, è un incubatore di attività culturali e turistiche, il cui perno centrale è il Museo della Ceramica Contemporanea.

Ne “Le Cento città d’Italia illustrate”, fascicolo 83 s.d., ma 1925, supplemento mensile illustrato del “Secolo” d’Italia, dedicato a Caltagirone, Nino Gulizia, tra i rilevanti monumenti di “architettura civile”, cita «il Palazzo del Principe di Reburdone che aveva più di 100 vani e moltissimi saloni decorati del più bel ‘700, e adesso adibito a caserma ed uffici. Qualche buona tela superstite è stata raccolta nel Museo – Pinacoteca».

Ma la storia dell’edificio, e prima ancora del luogo, risalgono certamente a molto tempo prima. Lo dimostrano le possenti fondazioni che si addentrano nel fianco cretaceo dell’altura di Santa Maria del Monte, nucleo antichissimo della città, dapprima preistorica, sicula, greca, romana e bizantina – e anonima – e poi medievale. Tanto remote che le stanze del piano terra intercettano sottili fili di acqua sorgiva e arcaici ma efficienti manufatti di adduzione del prezioso liquido.

Palazzo Ceramico di Caltagirone. Luminaria.

A ridosso della prima cerchia muraria urbana – di cui alcune tracce sono ancora visibili, appena più su, nella stessa via Abate Meli – è con il grande taglio della “Scala”, operato nel 1606 che il Palazzo si ritrova ad essere in uno dei punti nevralgici più centrali e scenografici dell’intera città, che già ha assunto la veste rinascimentale barocca.

La Scala, concepita più che come collegamento, come grandiosa “macchina” teatrale, di volta in volta, e secondo le occasioni, diventa cavea nella quale il pubblico si asside per assistere ai rituali della Festa e del Potere, o palcoscenico di colori e di luci che seducono cittadini e forestieri.

Nella quasi totale assenza di studi e di ricerche sul Palazzo, aiutano almeno alcuni importanti reperti architettonici che il tempo e gli interventi pesantemente trasformativi non sono riusciti a cancellare del tutto. Sul sacrificato prospetto di Via Abate Meli, le mostre scolpite di alcune finestre testimoniano una raffinata e finale fase rinascimentale che, prima della creazione della Scala di Santa Maria del Monte, doveva necessariamente privilegiare la pur angusta stradella e il relativo prospetto.

La mutata condizione, successiva alla eccelsa e monumentale Scalinata, e al terremoto disastroso del 1693, si manifesta chiaramente nel fianco occidentale del Palazzo che ora su di essa si apre con un singolare balcone d’onore, concepito come vero e proprio “palco d’opera” da cui si affaccia la famiglia baronale. Non è pertanto forse casuale che la pianta del 1700 della “Città Gratissima di Caltagirone”, ad appena sette anni dal sisma che sconvolse buona parte della Sicilia orientale, non registri nella relativa didascalia l’edificio che, invece, in quella di Bernardino Bongiovanni del 1774 compare con un disegno nel prospetto, ancora ad una sola elevazione ma già con un definito e rilevante portale; il che farebbe supporre che gli ulteriori interventi che portarono l’edificio allo stato attuale, siano stati eseguiti negli anni immediatamente successivi.

A tale proposito è interessante ricordare, sul finire degli anni Settanta del ‘700, l’acquisto da parte di Guttadauria del palazzo catanese, con la relativa ristrutturazione affidata dal barone Enrico di Reburdone al grande architetto Francesco Battaglia, lì presente in cantiere a partire dal 1776.

Ciò rende plausibile la presenza dello stesso Battaglia nell’avito Palazzo di Caltagirone, se non altro: il primo, orientato diagonalmente in modo da enfatizzare la penalizzata prospettiva, il secondo, nonostante le ridotte dimensioni del cortile, notevole per la limpida ripartizione delle rampe, definite dalla semplice eleganza delle lesene e delle cornici, in risalto sui vuoti delle arcate sovrapposte che danno all’alto “apparecchio” dello scalone, la luce e l’aria come nell’omonimo palazzo etneo.

Palazzo Reburdone nei giorni nostri:

Palazzo Ceramico. Ingresso principale.

L’edificio è principalmente destinato all’esposizione ed alla vendita di quella ceramica artistica contemporanea locale che non gode ancora di un adeguato riconoscimento sul mercato.

A parte i tradizionali usi a cui il Palazzo Ceramico è stato destinato in quanto museo, alcuni degli spazi dell’edificio potranno essere utilizzati come ampie locations perperformances teatrali o eventi musicali, non dimenticando che l’uso della sede è finalizzato soprattutto alla divulgazione della cultura, intesa nella sua accezione più ampia.

Iniziative di carattere promozionale, nonché disponibilità a terzi di usufruire del luogo per finalità compatibili con la destinazione d’uso dell’edificio, opportunamente concordate con gli addetti alla gestione della struttura, potranno essere realizzate nei tempi e negli spazi a ciò preposti.
Pertanto l’edificio si configura come un contenitore multifunzionale, dotato delle opportune attrezzature tecnologiche ed informatiche per un utilizzo che ben si concilia con la divulgazione della tradizione ceramica e delle innovazioni nel settore, nonché con le iniziative volte alla diffusione del sapere e delle conoscenze appartenenti al territorio.

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