Info
Abitanti: 2734
Parroco: arcidiacono don Nicolò Vitale
Vicario parrocchiale: don Giacomo Gerbino
Diacono: Alfio Siracusano

Contatti
Indirizzo: Largo San Giacomo
tel./fax: 0933.21353
e-mail:parrocchiasangiacomo@tin.it

BREVE STORIA

La basilica di San Giacomo in Caltagirone è una chiesa colonnare a tre navate dalla storia millenaria. Si colloca nella parte occidentale della città alla fine della strada che prende il suo nome. All’edificio principale, caratterizzato anticamente da una volumetria piuttosto semplice, costituita dalla chiesa, e dal campanile posto nella parte meridionale dell’abside, sono stati addossati con il passare degli anni, altri volumi nella parte settentrionale dell’abside e del vicino prospetto laterale. La facciata, con colonne libere e un ricco apparato decorativo, palesa chiari riferimenti alla tradizione stilistica della Sicilia orientale della fine del XVII secolo, e presenta una scalinata poligonale in pietra.

NOTIZIE STORICHE

    • 1090 ‐ 1090 (fondazione antica chiesa)
      • Una epigrafe latina posta in fondo alla navata destra ricorda la fondazione della Basilica: Il conte Ruggero, il Normanno (1060-1101) sconfitti i Saraceni in una favorevole battaglia del 1091, venne a Caltagirone ed entrato da trionfatore per la porta della città, a ricordo della vittoria eresse a S. Giacomo questo tempio ed allo stesso affidò la protezione della città.
    • 1090 ‐ 1200 (la chiesa nel Periodo normanno antica chiesa)
      • Attraverso la lettura degli scritti del Padre Francesco Aprile, del ceramista Francesco Polizzi e del Dottore Antonio Boscarelli testimoni oculari del sisma del 1693 si può descrivere in generale l’antico edificio dedicato a San Giacomo. La chiesa che sorgeva nello stesso luogo attuale aveva forme semplici come le prime chiese romaniche siciliane, il prospetto a capanna, con due navate laterali, con colonne assai tozze e massicci capitelli.
    • 1279 ‐ 1327 (reliquie del Beato Gerlando antica chiesa)
      • Il Tempio di San Giacomo con il passare degli anni, ricevette numerose reliquie. Le prime e più antiche furono quelle del Beato Gerlando, cavaliere templare, forse di origine polacca, morto intorno al 1279, custodite nella chiesa della Madonna del Tempio posta nei pressi di San Michele di Ganzaria. Le sue spoglie rimasero sotto i ruderi della chiesa nel frattempo abbandonata, e furono rinvenute il 19 giugno del 1327 quindi trasferite nella chiesa di San Giacomo con grande solennità.
    • 1457 ‐ XV (donazione reliquia di San Giacomo antica chiesa)
      • L’arcivescovo Caltagironese di Siponto, antica città della Puglia poi chiamata Manfredonia, Mons. Giovanni Burgio, in presenza del suo capitolo, consegnò al «venerabile uomo Don Nicolao Monteleone arcidiacono del Gargano, Canonico della Cattedrale di Siracusa, ed anche prebendato della parrocchiale chiesa di San Giacomo » le reliquie dei Santi Lorenzo vescovo di Siponto, Stefano Protomartire, Basilio Vescovo e confessore, Zaccaria padre di San Giovanni Battista e Giacomo Maggiore Apostolo. Questa in particolare consisteva in una porzione dell’osso del braccio che come le altre era stata tolta da parti più grandi conservate nelle tre maggiori chiese sipontine.
    • 1542 ‐ XVI (ristrutturazione sisma 1542 antica chiesa)
      • L’originaria chiesa di San Giacomo, fatta costruire nella parte occidentale della città, in onore dell’Apostolo, alla cui protezione aveva attribuito la vittoria sulle bande saracene annidate nel vasto territorio calettino, nei secoli posteriori fu più volte ristrutturata e restaurata, specie dopo il terremoto del 1542, sempre a cura del consiglio giuratorio e, nel contempo, arricchita di sculture.
    • 1578 ‐ 1580 (modifiche interne  antica chiesa)
      • A partire dal 1578 la chiesa venne radicalmente trasformata sia negli spazi interni che all’esterno, tanto da renderla uno dei edifici religiosi più sontuosi del tempo. La costruzione normanna semplice e vetusta richiese ingenti lavori per essere adattata al nuovo stile rinascimentale.
    • 1580 ‐ 1582 (modifiche interne  antica chiesa)
      • Il noto costruttore messinese Domenico Bisazza chiamato dal comune per continuare la costruzione dei dammusi nell’acquedotto dell’Acquanuova venne anche incaricato di costruire le volte nella chiesa di San Giacomo, che fino ad allora presentava il solo tetto ligneo; altre maestranze come Natale D’angelo, Francesco La Monica, Marco Lo Nobile, Simone Jannetto, scalpellino da Licodia, restaurarono la chiesa e la pavimentarono con lastre di pietra banca e nera e la biancheggiarono. I lavori si protrassero fino al 1582, quando, il 27 luglio il maestro Antonuzzo Gagini, stimò lavori fatti da Simone Jannetto consistenti nella fornitura e nella collocazione di gradini in pietra nera e pietra di Licodia. L’antica chiesa normanna venne notevolmente modificata, ingenti somme vennero impiegate per riparare le fabbriche, costruire le volte, spianare il coro, fare le sepolture ed il pavimento per biancheggiare il soffitto, costruire la fonte battesimale e la Cappella per le reliquie del Protettore.
    • 1583 ‐ XVI (portale reliquiere San Giacomo antica chiesa)
      • Antonuzzo Gagini eseguì tale lavoro in pietra bianca e nella cornice in pietra sopra il fregio appose la sua firma: Magister Antonius Gagini me fesit XII ind. 1583, nel frontone del portale si legge In tempore D. Antonini Balbi B.; nello stipite sinistro in un cartiglio è riportata la data 1583.
    • 1589 ‐ 1589 (cassa e nuovo organo antica chiesa)
      • Scipione di Guido, maestro insigne dell’intaglio, si obbliga il giorno 11 dicembre con i Giurati della città di Caltagirone, ad eseguire la cassa ed il nuovo “organo di S. Giacomo”, una bara per condurre il glorioso apostolo in processione per la sua festa ed il tetto in legno intagliato per la casa senatoria di Caltagirone.
    • 1599 ‐ 1688 (costruzione cassa argentea antica chiesa)
      • Nibilio Gagini primogenito di Giacomo Gagini figlio del celebre scultore Antonello, il 12 luglio del 1599 in Palermo si impegna a fornire la Cassa d’argento secondo i patti ed il modello stabiliti di comune accordo con i Giurati della città di Caltagirone. Morto Nibilio nel 1607, l’opera venne ripresa dal figlio Giuseppe, che morì nel 1610, e poi continuata nel 1622 da Bartolomeo Calandra; nel 1638 i lavori vennero ripresi dall’argentiere calatino Giammichele Ancona, poi ancora ripresi nel 1646 dietro interessamento di Pietro Paolo Morretta. Il lavoro venne ulteriormente ripreso nel 1688 e completato dall’argentiere calatino Matteo Lo Mastro e dal messinese Francesco Martinez.
    • 17/07/2017 ‐ 17/02/2019 (lavori di Restauro e Consolidamento chiesa attuale)
      • Durante il secondo conflitto mondiale, la chiesa subì ingenti danni alle coperture, il parroco protempore, spinto dall’entusiasmo della ricostruzione pensò quindi di fare realizzare la copertura a falde inclinate della navata centrale con la messa in opera di due solette in pignatte e travetti in c.a e cordolature perimetrali in calcestruzzo. Tale scellerata soluzione ha determitato da allora un costante sopraccarico a danno delle strutture sottostanti, avendo la basilica impianto colonnato. L’intervento di restauro e consolidamento progettato e diretto dall’arch. Michele Savatteri di Caltagirone, è consistito essenzialmnete nella integrale demolizione di dette solette inclinate sostituendo le strutture in c.a. con capriate ed arcarecci in legno, ripristinando di fatto la tipologia strutturale preesistente.
    • 17/07/2017 ‐ 17/02/2019 (lavori di Restauro e Consolidamento chiesa attuale)
      • L’intervento di restauro e consolidamento si è esteso a tutte le coperture, ai prospetti, alla facciata principale, alle superfici lapidee in pietra bianca ed areanria, all’apparato decorativo interno ed alla dipintura delle superfici delle volte e delle pareti, sono stati effettuati anche interventi di sostituzione del vetusto impianto elettrico e di illuminazione degli interni, a vantaggio della sicurezza e dei consumi. Al fine di consentire una sicura ed efficacie manutenzione delle coperture, si è installato un apposito sistema di “linea vita” su tutte le superfici inclinate a falda delle singole porzioni di copertura.
    • 1619 ‐ 1620 (instabilità della volta della chiesa antica chiesa)
      • L’ingegnere della fabbrica di San Giuliano Gregorio Budisco venne consultato in merito alle condizioni strutturali della volta della navata centrale allora pericolante, l’ingegnere dichiarò la necessità di demolire la volta. Si decise pertanto di procede alla demolizione che venne completata nei primi mesi del 1620 con la direzione del messinese Giandomenico Costa. La chiesa venne lasciata con un tetto rudimentale in legname e canne che si cercò di abbellire in attesa di soluzioni più decorose.
    • 1621 ‐ 1622 (tetto a lacunari antica chiesa)
      • Con contratto del 7 aprile, la città di Caltagirone affida al maestro intagliatore di Ferla Filippo Buttiglieri l’incarico di eseguire un tetto a lacunari ornato di 136 rosoni ricoperti di oro zecchino con fondali azzurri e realizzati dall’indoratore Giovanni Rizzo, opera che nel luglio del 1622 poteva dirsi ultimata, l’ebanista venne allora incaricato di rifinire l’organo.
    • 1643 ‐ XVII (lavori di decorazione antica chiesa)
      • Voluti dal Parroco Don Giacomo Lo Patri, consistettero nel ricoprire in marmo stucchi e dipinti, il transetto l’abside e la cupola con le due cappelle laterali.
    • 1693 ‐ 1708 (distruzione terremoto 1693 antica chiesa)
      • La chiesa, semidistrutta dal terremoto del 9 e 11 gennaio 1693, fu la prima ad essere ricostruita, a partire dal 1694, a spese dell’Università, in situ, nel rispetto della morfologia planimetrica originaria. A fronte di una spesa annua di 400 onze, il cantiere venne completato con la spesa complessiva di 24.939 ducati. I lavori furono diretti dall’Architetto Simone Mancuso da Agrigento, ed eseguiti dal costruttore ed intagliatore Giuseppe Montes da Palermo.
    • 1696 ‐ 1698 (trasporto delle colonne monolitiche nuova chiesa)
      • La deputazione per la ricostruzione della chiesa chiamò da Palermo il maestro Francesco Gaspa che il 3 maggio 1696 si obbligava per onze 400, davanti al notaio Barbadoro, di trasportare fino dentro la chiesa di San Giacomo le colonne che giacevano sulla spiaggia di Terranova. Queste si trovavano da circa ottanta anni in quei luoghi a causa delle difficoltà tecniche rappresentate dal trasporto. Le colonne che erano state estratte dalle cave di Billiemi per la chiesa di San Giuliano vennero vendute dai Canonici di questa chiesa alla Deputazione per la ricostruzione creata dal Duca di Camastra.
    • 1698 ‐ XVII (contratto per la riedificazione del 26 gennaio nuova chiesa)
      • Il 26 gennaio presso il notaio Francesco Avila veniva stipulato il contratto tra il Parroco Don Giuseppe Di Carlo e i deputati don Filippo De Andrea e don Michele Chiarandà eletti per la riedificazione del tempio, e i mastri Francesco Gaspa e Giovanni Palata di Palermo, che proponevano di demolire «tutta la navi dello titulo la cubala pilastrone e tutto quello si deve sdirrupare della suddetta chiesa di san Giacomo». Il vicerè ed il Tribunale del Real patrimonio si opposero a questa decisione ed ordinarono di unificare la vecchia struttura a quella nuova.
    • 1698 ‐ 1698 (sisma 1 gennaio 1698 nuova chiesa)
      • La nuova chiesa che si costruiva venne danneggiata da un nuovo sisma verificatosi il primo gennaio del 1698, venne deciso quindi di demolire integralmente la fabbrica per rendere la struttura strutturalmente ed architettonicamente omogenea.
    • 1708 ‐ XVIII (ultimazione campanile nuova chiesa)
      • Venne ultimato il campanile costruito dall’architetto agrigentino Michelangelo Narbone, abbellito con statue in pietra bianca realizzate dallo scultore messinese Antonio Amato.
    • 1740 ‐ 1743 (titolo canonico di Insigne Collegiata chiesa attuale)
      • L’insigne Collegio dei Canonici della Chiesa di San Giacomo venne fondato con Bolla di Clemente XII data a Roma il 28 gennaio 1740, esecutoriata in Palermo il 6 febbraio 1740 ed in Caltagirone dal Delegato Apostolico, Canonico Don Erasmo Perremuto il 30 marzo 1743. Il Pontefice assegnò questa Collegiata del titolo canonico di “Insigne” non solo in considerazione del prestigio della città ma per l’importanza e la ricchezza della chiesa.
    • 1740 ‐ 1916 (arredi sacri e archivi chiesa attuale)
      • Nella sagrestia, sono custoditi gli archivii parrocchiale e capitolare, alcuni pregevoli parati liturgici nonché vasi sacri ed utensili varii d’argento e d’oro. La chiesa, ancora oggi ospita l’antica arciconfraternita del SS. Sacramento, istituita agli inizi del ‘600 ed aggregata all’Arci confraternita di S. Maria sopra Minerva in Roma sin dal 1636. La chiesa di S. Giacomo, inoltre, parrocchia sin dalla fondazione, onorata di un Collegio di canonici (quattro dignità: arcidiacono, cantore, tesoriere e decano e otto canonici, più un teologale ed un penitenziere) con bolla del 28 gennaio 1740 di Clemente XII (Lorenzo Corsini 1730- 1740), resa esecutiva in Caltagirone il 30 marzo 1743, aggregata alla Basilica di S. Maria Maggiore in Roma con breve del 1 ottobre 1749, ed insignita anche del titolo e della dignità di basilica minore nel 1816 da Pio VII (Barri. Chiaramonti 1800-1823), fu solennemente consacrata il 16 novembre 1916 da mons. Damaso Pio De Bono (1898-1925).
    • 1752 ‐ 1752 (decorazioni interne chiesa attuale)
      • L’odierna basilica, con elegante prospetto tardo barocco, a due ordini, ornato di un grande portale con colonne e nicchie laterali, nonché di tre artistiche finestre, è rivolta ad Oriente. Il suo interno, a tre navate, divise da 12 colonne monolitiche di marmo bruno di Billieme di Trapani, è decorato di cappelle con altari di marmi pregiati, costruiti nel 1752 dal catanese Gaetano Bellia e ornati delle tela ad olio: del Martirio di San Giacomo attribuita a Filippo Paladino (1544-1614) da Casi; della Madonna dell’Oditrigia attribuita, dai più, a Giuseppe Salerno (1570-1632), detto lo Zoppo di Ganci; della Madonna della Liberanza, d’ignoto autore d’epoca, proveniente dalla omonima chiesa; della S. Famiglia attribuibile Vincenzo Maccarrone del 1752; di San Giovanni Battista e di San Michele Arcangelo, d’ignoti autori dell’epoca; di San Andrea d’Avellino del locale Isidoro Boscari, morto nel 1815, a cui si devono anche quelle dei Santi Biagio, Stefano e Gioacchino e l’altra dell’Assunta,
    • 1752 ‐ 1815 (decorazioni interne chiesa attuale)
      • Tra gli altri elementi che compongono l’imponente arredo sacro dell’edificio sono da ricordare la tela di San Andrea d’Avellino del pittore locale Isidoro Boscari, morto nel 1815, a cui si devono anche quelle dei Santi Biagio, Stefano e Gioacchino e l’altra dell’Assunta, conservata nel Coretto; del Martirio di San Giacomo con ai piedi il B. Gerlando di Alessandro Camparetto; del battesimo di Gesù di Bernardino Bongiovanni da Palermo, e di Santa Lucia anch’essa di ignoto autore; ed inoltre delle statue lignee di San Giacomo del 1518 di Vincenzo Archifel, oriundo napoletano vissuto a Catania, e del Sacro Cuore di Maria di Giuseppe Vaccaro.
    • 1854 ‐ 1854 (epidemia colerica voto erezione nuova cappella chiesa attuale)
      • Si diffonde una epidemia di colera in Sicilia e a Caltagirone, il Simulacro di San Giacomo con la reliquia viene esposto con grande fiducia, il Decurionato di Caltagirone faceva voto unanime di erogare 1500 ducati per erigere una cappella al Santo ancora più ricca e sontuosa di quella esistente.
    • 1855 ‐ 1855 (sottoscrizione raccolta somme  chiesa attuale)
      • Il Re con decreto del 26 marzo approva quanto era stato deliberato dalla Consulta Comunale, nello stesso giorno i fedeli aprivano una sottoscrizione volontaria per le spese necessarie per il rifacimento della Cappella.
    • 1860 ‐ XIX (costruzione nuova cappella San Giacomo chiesa attuale)
      • Nel 1860 cominciarono i lavori per il rifacimento della Cappella di San Giacomo, la vecchia rimasta in piedi dal terremoto 11 gennaio 1693 venne abbattuta dalle fondamenta e rifatta integralmente senza il soprastante oratorio. L’architetto che progetto e diresse i lavori fu Michele Fragapane, vennero spese in tutto onze 704.
    • 1881 ‐ XIX (rinnovo apparato decorativo interno chiesa attuale)
      • Negli anni Ottanta dell’ Ottocento, a partire dal 1881, furono integralmente rinnovati gli interni della chiesa. L’architetto caltagironese Gesualdo Montemagno cancellò una veste elaborata in un periodo di quasi due secoli di storia, e rimodellò tutti gli stucchi interni conferendo agli ambienti l’aspetto oggi visibile di chiara matrice eclettica, come suggerivano le tendenze stilistiche di quegli anni. Anche il prospetto principale venne modificato inserendovi delle finestre circolari poste sopra le cornici rettangolari collocate a coronamento delle nicchie che ospitavano le statue di San Giacomo e del Conte Ruggiero, perforando la trabeazione che suddivide i due ordini architettonici. Le opere di stucco vennero eseguite dai fratelli Giuseppe ed Amodeo Fantauzzi da Barrafranca, vennero rifatti i pavimenti marmorei.
    • 1889 ‐ XIX (ultimazione nuovo campanile chiesa attuale)
      • Si completa il nuovo campanile di San Giacomo progettato dall’ingegnere caltagironese Gaetano Coniglio, La nuova torre campanaria venne decorata con elementi in terracotta, tra cui le statue raffiguranti i quattro Evangelisti, plasmate da don Giuseppe Di Bartolo; lo ricordano due epigrafi latine del prof. Antonio Guerriero, collocate sulla porta centrale e sul prospetto sud del campanile.
    • 1943 ‐ 1943 (danni Causati dal bombardamento del 10 luglio 1943 chiesa attuale)
      • La chiesa venne danneggiata in entrambi i prospetti esterni laterali il sabato 10 luglio e colpita nei giorni successivi nei tetti da granate. I danni più gravi si ebbero nei prospetti laterali, dove venne distrutta la porta gaginesca, in quello meridionale, e nella cappella del Sacramento nella parte opposta, il cui altare venne letteralmente distrutto. La cassa d’argento con le reliquie di San Giacomo venne sbattuta contro le mura della stessa cappella subendo vari danneggiamenti.

PIANTA

La chiesa presenta un impianto planimetrico di tipo basilicale costituito da una pianta a croce latina, il cui braccio inferiore si suddivide in tre navate, a questo si collega un ampio transetto; all’incrocio tra i due si colloca una calotta sferica. Il presbiterio è dotato di un coro piuttosto allungato con terminazione absidale a cui si affiancano due cappelle, a sinistra quella di San Giacomo, a destra quella della Beata Lucia da Caltagirone, con il vicino basamento del campanile realizzato con volta a botte passante. La navata centrale è ricoperta da una volta a botte, quelle laterali da volte a crociera. La navata si eleva sopra colonne monolitiche in pietra grigia di Billiemi, estratte dalla celebre cava situata in prossimità di Trapani ed è suddivisa in cinque partiture, che formano sulle navate laterali cinque differenti sezioni. Le colonne, dalle proporzioni legate allo stile dorico, presentano un basamento ed un capitello anch’essi in pietra grigia di Billiemi.

AULA

Varcata la soglia d’ingresso è possibile trovare sul retro della facciata a sinistra il monumento funebre dedicato a Don Pietro Paolo Morretta, realizzato con tarsie marmoree di marmi policromi ed arricchito da statuaria ascrivibile alla tradizione siciliana della seconda metà del XVII sec.; a destra, simmetricamente disposto, con una morfologia volumetrica simile, si trova il monumento del parroco Don Geronimo Longobardo deceduto nel 1634, anch’esso realizzato in tarsie di marmi policromi, che presenta le stesse caratteristiche formali del monumento di Pietro Paolo Morretta. Sopra il portale è collocato lo stemma scultoreo della città di Caltagirone, opera di Giandomenico Gagini junior realizzato nel 1610. La volta della navata centrale è decorata, così come tutta la chiesa, da pregevoli stucchi, le cui linee generali vennero disegnate dall’architetto Gesualdo Montemagno, ed eseguiti da Giuseppe Fantauzzi e dal fratello Amedeo nel 1881. La navata inferiore sinistra risulta suddivisa in cinque sezioni: la prima più vicina al portale d’ingresso presenta sul fondale l’arco gaginesco dell’antico fonte battesimale, che venne scolpito nel 1624. Oggi incornicia la porta dell’archivio e biblioteca della parrocchia. Tra la prima e la seconda sezione sul fondale è presente il monumento funebre di don Pier Paolo Morretta deceduto nel 1673. La seguente seconda sezione presenta sul fondale un reliquiere realizzato nel 1917 dopo la demolizione della preesistente Cappella delle reliquie; il basamento del reliquiere è occupato da un confessionale ligneo di recente fattura. La terza sezione della navata inferiore sinistra presenta un ampio spazio ricoperto da volta a padiglione: la Cappella del SS.mo Sacramento, l’ambiente presenta sul fondale settentrionale l’antico portale della Cappella di San Giacomo scolpito da Antonuzzo Gagini nel 1586, sopra la mensa la custodia argentea ottocentesca opera dello scultore Salvatore Panebianco. La quarta sezione ospita il grande dipinto raffigurante S. Giovannino, S. Elisabetta, San Zaccaria, e la Sacra famiglia, il basamento del dipinto è occupato da un confessionale di recente fattura. La quinta sezione è occupata da un pannello ceramico dedicato al cuore immacolato di Maria, realizzato in occasione dell’anno santo nel 1975 al centro dell’opera nella nicchia è collocata la statua lignea del cuore di Maria intagliata dai fratelli Giuseppe e Francesco Vaccaro nel 1852. Nella parte sottostante si trova la balaustra in marmo bianco che segnava l’accesso al presbiterio. Anche la navata inferiore destra presenta una suddivisione in cinque sezioni, la prima più vicina al portale d’ingresso, custodisce il fonte battesimale, una macchinetta scenografica in marmi composta da altare con catino e custodia in marmi policromi. Sopra l’altare si colloca il dipinto che raffigura il battesimo di Gesù Cristo attribuito al pittore palermitano Bernardino Bongiovanni. Più avanti sopra un confessionale di recente fattura si colloca il grande dipinto di S. Andrea da Avellino, realizzato dal pittore del Senato Isidoro Boscari. Nella terza sezione della navata si inserisce il portale laterale meridionale d’accesso alla chiesa ritenuta opera di Giandomenico Gagini databile al 1610. Nelle sezioni seguenti si collocano altri due dipinti tra cui si segnala nella quarta sezione il dipinto che velava la statua di San Giacomo nell’antico arco gaginesco della cappella. Il braccio sinistro del transetto ospita l’antico organo a canne posto sopra il portale del reliquiere scolpito da Antonuzzo Gagini nel 1583. Nel lato destro del transetto simmetricamente all’organo si colloca il grande finestrone, sotto il quale è posto una cornice ovale a rilievo contenente un quadretto raffigurante la Madonna con San Giacomo e la Beata Lucia da Caltagirone.

L’apparato decorativo in stucchi progettato da Gesualdo Montemagno per gli spazi interni della chiesa di San Giacomo, sebbene abbia stravolto l’aspetto più antico della chiesa, è apprezzabile per la sua omogeneità e unitarietà e per l’accuratezza dei dettagli. L’architetto aveva studiato molto in giro per l’Italia soffermandosi ad analizzare le architetture di Siena e Firenze avendo modo di rilevarne le cattedrali e numerosi altri monumenti ai quali si ispirò ecletticamente per i nuovi stucchi della chiesa di San Giacomo. Tra questi vennero raffigurati i 12 apostoli collocati in oculi circolari sopra i capitelli delle colonne, i quattro evangelisti nel transetto e scene bibliche nelle volte della navata centrale.

CORO

L’altare maggiore è posto all’ingresso dell’abside che si conforma come un rettangolo allungato con terminazione a semicerchio. L’ambiente presenta una decorazione a stucchi segnata da un ordine gigante di lesene di ordine corinzio lievemente aggettanti, disegnate dall’architetto Gesualdo Montemagno. Lungo le pareti del coro sono collocati stalli in legno intagliato, al di sopra dei quali a destra si trova un dipinto raffigurante il martirio dell’Apostolo Giacomo attribuito a Filippo Paladini, a sinistra la Madonna dell’Odigitria attribuita allo Zoppo di Ganci, la pala d’altare raffigura il martirio di San Giacomo con ai piedi il beato Gerlando cavaliere Gerosolimitano.

CAMPANILE

Nel 1889 venne ultimato il nuovo campanile di San Giacomo progettato dall’ingegnere caltagironese Gaetano Coniglio, La torre campanaria venne decorata con elementi in terracotta, tra cui le statue raffiguranti i quattro Evangelisti, plasmate da don Giuseppe Di Bartolo; lo ricordano due epigrafi latine del prof. Antonio Guerriero, collocate sulla porta centrale e sul prospetto sud del campanile. Nella partitura terminale vennero poste delle statue in terracotta raffiguranti i quattro evangelisti , le decorazioni a bassorilievo che decorano la calotta terminale del campanile vennero modellate da Gioacchino Alì, mentre i rilievi in pietra bianca con le figure di angeli sono opera dello scultore siracusano Raffaele Carrubba.

PROSPETTO

La facciata presenta due ordini piani sovrapposti, raccordati da volute, ed ingentiliti da un ricco apparato decorativo, palesando chiari riferimenti alla tradizione stilistica della Sicilia orientale della fine del XVII secolo. Il primo livello è proporzionato dall’ordine dorico, che si articola con lesene a bugne lievemente aggettanti, e con nicchie e aperture incorniciate da intagli, dove sono presenti schemi decorativi legati alla interpretazione locale della cultura barocca, filtrata anche dall’evoluzione delle tecniche di intaglio della pietra in ambito locale. Le nicchie, ospitavano la statua dell’Apostolo Giacomo e quella del Conte Ruggero normanno, presenti fino all’ultimo decennio del XIX secolo.

ADEGUAMENTO LITURGICO

  • altare ‐ aggiunta arredo (2008)
    • L’altare di forma rettangolare, è stato realizzato in maniera scatolare, con l’utilizzo di lastre di rivestimento in marmo bianco con inserti policromi, posto in posizione assiale.
  • ambone ‐ aggiunta arredo (2008)
    • L’ambone, realizzato con in lastre di marmo bianco, decorato con inserti in marmo policromo è stato realizzato in maniera scatolare su una base a quota superiore rispetto a quella del presbiterio, posizionato sul lato a destra, guardando il presbiterio dall’aula.

FESTA

Il 25 luglio del 1090, il Conte Ruggero il Normanno, sconfitti i Saraceni, entro a Caltagirone e a ricordo della vittoria volle Erigere un Tempio a San Giacomo Apostolo al quale affidò la protezione della città.

La Festa tradizionale del Patrono si festeggia il 23-24-25-31 Luglio e 01 Agosto.

Il 25 Luglio al tradizionale Corteo con il Senato Civico, il turista può ammirare la Scala Santa Maria del Monte ILLUMINATA.
La basilica alla fine dell’ottocento è stata arricchita da un campanile ornato da 4 statue che raffigurano i 4 Evangelisti.

Del 1599-1691 è invece l’Arca delle reliquie del Patrono che custodisce una porzione dell’ossodel S. Apostolo, in argento in lavorazione per 92 anni, per la sua raffinata ele

ganza e complessità opera della famiglia Gagini.

La basilica custodisce la statua e la reliquia della Beata Lucia da Caltagirone , e la reliquia del capo del beato Giorlando.

Vedi anche Le festività di San Giacomo: https://caltagironecittabarocca.it/riti-e-tradizioni/i-riti-della-festa-di-san-giacomo/

 

https://www.themaprogetto.it/caltagirone-il-tempio-di-san-giacomo-e-larte-dei-gagini/