Come in tanti altri centri isolani, a Caltagirone era antica usanza, certamen­te risalente a tempi anteriori al cata­strofico terremoto dell’11 gennaio del 1693, portare in processione il giovedì Santo il Cristo alla colonna, il venerdì Santo il Cristo morto e la domenica di Pasqua il Cristo risorto.

Caduta in disuso per ragioni liturgiche la pro­cessione del Cristo alla colonna del giovedì San­to, rimasero in vita a Caltagirone quella del venerdì Santo e della domenica di Pasqua.

Qui ci interesseremo solo di quest’ultima perché ha par­ticolare importanza per la funzione della “giun­ta” che a distanza di tempo le è stata inserita.

Infatti è nel 1752 che incontriamo nei documen­ti la più antica notizia sulla “Giunta” che si svol­ge ogni anno a Caltagirone in Piazza Municipio, nel pomeriggio della domenica di Pasqua.

 

“La Giunta” si apre col “passeggio” della grandiosa statua di San Pietro, alta circa 3 metri, che percorre le strade cittadine in direzione della statua della Madonna, per comunicarle la Resurrezione di Cristo.

Nei pressi del Municipio avviene l’incontro tra San Pietro e la Madonna, alla quale, dopo l’incontro col figlio Risorto, cade il manto nero, precedentemente portato in segno di lutto.

I simulacri vengono poi condotti in processione lungo le vie della città, fino a giungere in piazza Marconi, dove avviene la Spartenza, ossia il commiato.

a Giunta, manifestazione Pasquale a Caltagirone

La processione della Domenica di Pasqua a Caltagirone

Come pare, per la processione della domenica di Pasqua la Madonna, anteriormente al 1751, non interveniva. Infatti è di detto anno la notizia della fattura del baiardo, ossia barella, per il tra­sporto in processione della Madonna.

Sicché possiamo ritenere che la “Giunta” sia una fun­zione folcloristico-religìosa germinata dall’Arcadia Calatina, che era in piena fioritura in quel tempo. Ed alla vitalità ed al religioso spi­rito arcadico deve pure attribuirsi l’interesse per il restauro o meglio il rinnovamento delle statue interessate nella funzione della “Giunta”.

La sta­tua del Cristo risorto, infatti, ebbe nel 1769, co­me base, una nuova tomba intagliata in detto an­no da i maestri Francesco Casisi, Vincenzo Po­lizzì e Giuseppe Marotta. I menzionati maestri si impegnarono con la Città per atti in notar Ma­iorana del 12 febbraio e 10 aprile 1769 per il prezzo di onze 17, dì intagliare e dipingere il mo­numento ossia tomba della statua del Cristo ri­sorto “che in ogni anno si esce in processione il giorno di Pasqua, stante essere festa propria del Senato, e questo con sua platena e doratina di vernice d’oro, giusta la forma del disegno fatto da D. Bernardino Bongiovanni”. In precedenza il Bongiovanni, pittore palermi­tano, abitante in Caltagirone, in una sua dettagliata relazione aveva fatto presente la necessità del rifacimento “del tumulo del Cristo resusci­tato”, essendo esso tutto infracidito ed irrecupe­rabile.

Verso la fine del secolo e precisamente nel 1794, fu necessario pure rifare in cartapesta la te­sta e le mani di 5. Pietro, previo modello in creta e forma in gesso. Questa operazione fu curata dal valente pittore locale Isidoro Boscari, che provvide pure alla coloritura ad olio delle parti.