Salvatore Grita, scultore, nacque a Caltagirone il 15 Marzo 1828 e ivi morì nel 1912.
Fu artista geniale, che concepì ed eseguiì lavori magnifici adesso sparsi per il mondo, e ben giudicati dalla critica.
Esordì a Napoli nel 1856 con una statua dal vero che intitolò “La speranza nella sventura”. Un altro suo grandioso lavoro è il monumento esposto nel 1877 a Napoli e nel 1884 a Torino, dal titolo “La notte del 27 maggio 1860 a Palermo”; l’opera raffigura un episodio del bombardamento avvenuto nella città siciliana e venne giudicata pregevole sia per la scelta del soggetto, sia per la sapiente modellatura.
Non meno eccellente per modellatura è la statuetta “Una piccola proletaria” che nel 1881 espose a Milano.
Assai ammirata fra i molteplici lavori del Grita fu “La cieca che legge”, in grandezza naturale, che ha espressione di vita e atteggiamento che commuove, e che fu esposta a Firenze nel 1870.
Salvatore Grita è stato anche brillante giornalista, e qualche volta polemista vigoroso e argutissimo.
Nel 1884 pubblicò in Roma un volume di “Polemiche Artistiche”, nel quale manifestò tutte le sue idealità, e narrò le lotte sostenute nel campo dell’arte, e le ingiustizie patite.
Altre opere: Alla coscienza dei giovani; Il voto di castità; La vera beneficienza; Una giovane cieca; i busti di Massimo D’Azeglio, di Paolo Mascagni, della Regina Margherita.
Nel 1860 abbandonò temporaneamente l’arte per unirsi a Garibaldi.