La devozione al Santo eremita calabrese è molto sentita a Caltagirone, tanto che può essere considerato un vero Patrono spirituale del popolo calatino. Le forme del culto sono legate in particolare alla preghiera di intercessione che per i tredici venerdì precedenti si è tenuta presso la parrocchia ed alla tradizionale processione de “i virgineddi”, cortei costituiti da tredici bambini che entrando in chiesa al grido corale di “Viva Diu e Santu Patri”, e portando in mano una candela, tributano al Santo l’omaggio della loro fede sciogliendo così un voto fatto dai genitori o da altri adulti che li accompagnano.

“L’esempio “du Santu Patri” – spiega don Luciano Di Silvestro, parroco dell’unità Pastorale San Francesco di Paola e San Pietro – che è molto lontano nel tempo, può apparire distante da noi e dalla nostra vita. Invece sono passati secoli, e la sua figura conserva intatta la sua novità e la sua freschezza. San Francesco di Paola è vicino a noi, perché la santità, che è la vita di Dio in noi, non segue le mode. Egli ci stimola a cambiare lo stile di vita, troppo basato sui beni materiali. È proprio per l’accumulo dei beni materiali che gli uomini commettono errori. Quest’anno la Festa di san Francesco di Paola si colora di un particolare negativo, infatti, “ignoti” hanno scassinato il deposito e rubato il carrello e la scivola in ferro che servono per i festeggiamenti di san Francesco di Paola. Ecco la grande lezione che ci viene da san Francesco di Paola. Se noi uomini poniamo Dio al centro della nostra vita, allora la nostra vita si trova cambiata anche nei momenti di bisogno, disagio e mancanza di speranza”.

“Pregheremo “U Santu Patri” – continua il parroco – perché ci ottenga la grazia di rivolgere lo sguardo verso Dio e di manifestare così una fede salda e una vita coerente ed autentica, praticando la giustizia, amando la pietà, camminando umilmente con Dio. Ringrazio da ora i devoti e il comitato festeggiamenti che si sono adoperati a raccogliere fondi affinché la festa di san Francesco di Paola non subisse un calo del suo folklore tradizionale”.